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Approfondimenti


Facebook batte moneta 

Sarà una stablecoin, e il suo nome definitivo dovrebbe essere Libra. E’ la criptovaluta che Zuckerberg vuole lanciare sul mercato. Per consentire gli scambi non solo nel mondo virtuale dei suoi social network, ma anche nel mondo reale. Facendo concorrenza alle carte di credito. Zero commissioni e accesso totale ai nostri scambi commerciali. Ci riuscirà? (continua la lettura)


Segnalazioni

Internet 2019 secondo Mary Meeker

Come ogni anno Mary Meeker, battezzata “la regina di Internet”, pubblica il suo “Internet Trends Report” che fornisce una fotografia aggiornata sullo stato di salute dell’economia digitale. Quest’anno il report contiene 333 diapositive che stanno facendo discutere. Ecco alcuni spunti significativi.

Il cellulare sorpassa la Tv. Negli Stati Uniti i consumatori passano ormai più tempo davanti al cellulare che davanti alla tv: 226 minuti al giorno contro 216. 

Vita da cellulare.Gli americani passano sempre più tempo con i media digitali: 6,3 ore al giorno. 

La pubblicità si sposta sul web.La spesa pubblicitaria online cresce del 22% negli Usa, specie su Google e Facebook; Salgono le quote di Amazon e Twitter.

L’Europa fanalino di coda.Tra le prime trenta società Internet per capitalizzazione di mercato al mondo, 18 sono americane (la prima è Microsoft), 7 sono cinesi. L’unica europea è Spotify (Svezia), trentesima.

High tech uber alles. Tra le dieci aziende più capitalizzate al mondo, sette sono del settore hi-tech. Nell’ordine: Microsoft (1), Amazon (2), Apple (3), Alphabet/Google (4), Facebook (6), Alibaba (7), Tencent (8). Le tre non high tech sono: Berkshire Hathaway (5), Visa (9) e Johnson & Johnson (10).

Più di metà del mondo è online.Il 51% della popolazione mondiale è collegata a Internet. Era il 49% un anno fa. Ma la crescita rallenta. 

Chi gioca online.Sono 2,4 miliardi le persone che (in tutto il mondo) si dilettano in giochi interattivi sul web. “Fornite” è il social media preferito (ha 200 milioni di giocatori iscritti). 

Più privacy, grazie.La privacy è una preoccupazione crescente. L’87% delle comunicazioni online sono crittografate. Erano il 53% un anno fa.

Brutte notizie per i giornali. Gli utenti passano il 33% del tempo dedicato ai media sul cellulare (e qui converge il 33% degli investimenti pubblicitari); il 18% davanti al pc (con il 18% degli investimenti); il 3% sui giornali di carta (che però godono ancora del 7% degli investimenti totali): quindi è ragionevole prevedere che nei prossimi anni l’investimento sui giornali di carta sia destinato a calare ancora drasticamente. 

Giornali: gli abbonamenti digitali non decollano

Il Digital News Report 2019del Reuters Institute (pubblicato dalla Oxford University) versa altro sale sulle ferite dei giornali. Nonostante tutti gli sforzi da parte dei giornali di aumentare il fatturato pubblicitario digitale e il numero degli abbonati online, i risultati sono stati molto scarsi. Negli Usa, il numero dei cittadini che pagano almeno un abbonamento online, dopo un brusco aumento nel 2017 (probabilmente dovuto a quello che gli esperti hanno battezzato “effetto Trump”), si è stabilizzato intorno al 16% della popolazione. In Europa si registra una percentuale simile in alcuni paesi del Nord Europa, mentre in Italia, Francia e UK siamo intorno all’8-9%. Troppo poco, e troppo concentrato su pochi giornali nazionali, per risolvere il problema della crisi dei giornali. 

Altre notizie negative arrivano dall’ultima rilevazione Audipress sulla stampa italiana. Ogni giorno 15,8 milioni di italiani sfogliano un giornale (o danno almeno un’occhiata alla sua replica digitale). In un anno il numero è calato del 4,5%, in cinque anni del 18,1%.  E il calo maggiore, fa notare Pier Luca Santoro è nella fascia dei giovanissimi. (14-24 anni, -10%), mentre tengono quelli tra i 55 e i 64, -0,5%) e quello over 65, -3,2. I pensionati rappresentano un terzo dei lettori: 34,3%.  Dati agghiaccianti che mostrano come, se i giornali non riusciranno a invertire la tendenza (moltiplicando gli abbonamenti digitali), sono destinati a estinguersi.

Il falso Zuckerberg

Su Facebook è stato pubblicatoun video (falso) che ritrae Zuckerberg intento a confessare piani diabolici per ingannare gli utenti di Facebook. Gli autori volevano polemizzare con la piattaforma, che si era rifiutata di rimuovere il video (altrettanto falso) che ritraeva la leader democratica Nancy Pelosi ubriaca. Ma Facebook ha reagito in modo coerente: neanche il video di Zuckerberg è stato rimosso. Facebook ha dichiarato che il contenuto sarà oscurato solo se arriverà un numero sufficiente di segnalazioni da parte degli utenti, secondo le policy che governano il social network. Ma i video fake della Pelosi e di Zuckerberg sono solo un’avvisaglia di quello che potrebbe succedere l’anno prossimo, durante la campagna per le presidenziali negli Usa. Le deep-fakenews (audio e video contraffatti che imitano in modo straordinariamente realistico personaggi noti) potrebbero diventare la norma e rendere la campagna elettorale un incubo.

Amazon, l’editore più grande

Chi è il più grande editore del mondo? Forse Amazon, secondo un’inchiesta pubblicata da Vox, che ha intervistato una delle migliaia di redattrici della piattaforma, il cui ruolo è scrivere le schede dei prodotti in vendita su Amazon. Per capire le dimensioni dell’impresa basti pensare che ci sono 562 milioni di prodotti in vendita su Amazon. Per ciascuno di essi c’è  un redattore incaricato di trovare tutti i dettagli tecnici del prodotto. La redattrice intervistata da Vox scrive 50-60 schede al giorno: il suo stipendio è di 35 mila dollari l’anno.

Due modelli per tassare il digitale

I ministri delle finanze del G20 hanno trovato un primo accordo (assai generico) per far pagare le tasse ai grandi del web. Ma siamo ancora ai preliminari. Sarà necessario scegliere tra due modelli: il primo prevede di tassare le aziende sulla base del luogo dove vengono realizzati i profitti; il secondo una tassa minima digitale su scala globale. Il primo sarebbe più equo, il secondo più semplice da imporre. E non è chiaro chi prevarrà. 

Ultimi nel digitale

Lo “Skills Outlook Scoreboard 2019”dell’Ocse ci condanna a un ruolo marginale nell’economia digitale: gli italiani sono agli ultimi posti nella graduatoria delle competenze di base per vivere nel mondo digitale. Solo 36 su cento (ultimi tra i paesi Ocse) sono in grado di utilizzare Internet in modo complesso e diversificato; solo uno su cinque (tra 16 e 65 anni) ha un sufficiente livello di alfabetizzazione e capacità di calcolo; e gli anziani con scarse capacità cognitive e digitali sono un terzo del totale (in Norvegia sono il 5%). Inoltre la formazione permanente viene fornita solo al 20% dei lavoratori che rischiano di vedere il proprio lavoro svanire a causa della tecnologia. In Finlandia siamo all’80%, in Germania al 70%. Inoltre tre insegnanti italiani su quattro ammettono di avere bisogno di ulteriore formazione nel settore digitale: dietro di noi solo la Russia. Perché non investire in formazione invece che nel salario garantito? 

Perché Federal Express divorzia da Amazon?

Federal Express ha deciso di non offrire più i propri servizi ad Amazon sul territorio americano. In altri termini, non distribuirà più i pacchi della piattaforma di Bezos. La ragione è semplice: Amazon sta mettendo in piedi una propria flotta di aerei e di camion e sta diventando un gigante anche anche nella logistica. Perché aiutare un concorrente diretto? 

Chi sarà il Netflix dei videogiochi? 

Il mercato dei videogiochi vale 140 miliardi di dollari e le grandi dell’hi-tech vogliono conquistarlo. Obiettivo: fare in modo che tutti possano giocare, in modo interattivo, con qualunque schermo, non solo le console ma il cellulare e il pc, via Internet. Microsoft lancerà il nuovo servizio di videogiochi interattivi a ottobre, sfruttando la propria piattaforma cloud Azure: ha già stipulato un accordo con Sony, che domina il settore con la sua PlayStation. Google lancerà Stadia in novembre. E pare che Amazon stia puntando allo stesso business. Il mondo dell’entertainment si sta rapidamente spostando in rete. Il modello è lo stesso che ha consentito a Netflix e Spotify di cambiare il mercato dei film e della musica.

Sky e Bbc sulla via dello streaming 

Sky e Bbc si stanno attrezzando per fare concorrenza allo streaming video di Netflix e Amazon. Sky ha annunciato di voler raddoppiare i suoi investimenti (fino a un miliardo di sterline) per produrre film e serie tv. Bbc promette di rendere disponibili i programmi sulla propria piattaforma per un anno.

Una Privacy incomprensibile

Un giornalista del New Yorksi è sottoposto alla torturadi leggere 150 “informative sulla privacy” di altrettanti siti web. Ha scoperto che in media ci vogliono quindici minuti per ciascuna, 18 per quella di Facebook. Analizzando il linguaggio ha stabilito che la grande maggioranza di queste informative usa un linguaggio astruso, incomprensibile alla maggioranza dei cittadini, anche se questi decidessero di dedicare alla lettura tutto il tempo necessario. L’informativa di Airbnb è stata giudicata tra le più imperscrutabili.