Sarà una “stablecoin”, e il suo nome definitivo dovrebbe essere Libra. è la criptovaluta che Zuckerberg vuole lanciare suol mercato. Per consentire gli scambi non solo nel mondo virtuale dei suoi social network, ma anche nel mondo reale. Facendo concorrenza alle carte di credito. Zero commissioni e accesso totale ai nostri scambi commerciali. Ci riuscirà?
La reputazione di Facebook scende al 94esimo posto su cento aziende. Ma anche gli altri giganti digitali perdono colpi. E temono duri interventi regolatori. Così cominciano a occuparsi seriamente delle notizie false. Che fino a ieri erano parte importante del loro business
Un video truccato mostra la leader democratica Nancy Pelosi ubriaca sul palco. Il presidente Trump lo diffonde. Facebook si rifiuta di cancellarlo. E la discussione che nasce affronta nodi difficili da sciogliere: la censura nell’era digitale, e gli effetti sorprendenti delle bugie…
Il giornalismo locale sta diventando archeologia come i caratteri mobili?
La prevede il direttore del New York Times. Secondo lui l’attuale modello di business non consente più la loro sopravvivenza. Il mercato italiano sembra dargli ragione. I nostri giornali locali hanno perso oltre la metà delle copie dal 2008, quelli più grandi i due terzi. Quanto potranno resistere prima di chiudere? E soprattutto, perché nessuno ne parla?
La app che facilita gli incontri di coppia ha più di dieci milioni di utenti attivi ogni giorno. Un’attività che garantisce a Match.com profitti da quasi mezzo miliardo di dollari nel primo trimestre 2019. Radiografia di una azienda che sta cambiando profondamente le modalità con cui le coppie si formano. E persino i rapporti inter-razziali
Ritratto dei fondatori di Facebook da giovani: Mark Zuckerberg e Chris Hughes
I social network sono diventati come le reti del telefono, del gas, dell’energia elettrica: un servizio pubblico. Che non può appartenere a una sola azienda. Solo creando uno standard che obblighi le diverse piattaforme a dialogare tra loro si può risolvere il problema. Ecco perché
Elizabeth Warren, candidata democratica alle primarie Usa, dice che bisogna riprendere in mano il bastone dell’Antitrust. Come cent’anni fa, quando la Standard Oil di Rockefeller fu scorporata in 34 pezzi. Allora la lotta ai monopoli consentì di far crescere la classe media e far calare drasticamente le diseguaglianze. Breve cronaca per spiegare come – accantonata la lotta alle grandi concentrazioni – oggi siamo tornati alla situazione di cent’anni fa
Trump, Farage, Putin, Grillo. Come sempre, i nuovi potenti provengono dalle fila dei miliardari, dalle grandi università, dai servizi segreti, dal dorato mondo dello spettacolo… Ma oggi il nuovo potere è più concentrato e irraggiungibile, perché nell’era della disintermediazione si rivolge direttamente al popolo. Spazzando via i corpi intermedi.
Le copie calano del 10% all’anno. La pubblicità migra sul web e in gran parte finisce nelle fauci di Google e Facebook. E gli abbonamenti digitali non decollano. Il vecchio modello del giornalismo italiano, che coniuga contenuti alti e bassi, sul web non funziona più. O almeno: non produce fatturato. E allora?
Meme contro Hillary Clinton circolato nel novembre 2016 soprattutto tra gli esponenti della destra religiosa dei fondamentalisti evangelici americani
I memi sono il formato editoriale più idoneo alla propagazione delle informazioni tramite passaparola attraverso la Rete. Raggiungono audience molto vaste, catturano l’attenzione degli utenti e ne conquistano il favore, in modo tale da motivarli a rilanciare il contenuto verso i loro contatti sui social media e nella rubrica email. La struttura dei memi è articolata su due piani: il primo è costituito da un’immagine o da una breve animazione che spesso sono tratti da notizie di cronaca, film o archivi delle subculture di Internet. Il secondo è composto da una didascalia, sovrapposta in modo arbitrario allo strato figurativo, con l’effetto di modificarne l’interpretazione in chiave parodistica. Nella composizione finale, il meme descrive una breve storia che sottintende un giudizio morale. Spesso il messaggio è umoristico, o sarcastico, ma punta direttamente alla pancia dell’utente, suscitando talvolta intolleranza e rabbia.